Dovrei cominciare a fare del pugliato, ne sono convinta.
Mi ci vedo a scaricare tutta la mia rabbia contro un sacco.
Sarei ira e forza, istinto allo stato puro.
Almeno butterei il mio inutilissimo cervello una volta per tutte e mi libererei di tutto il veleno che ho in corpo.
Maledizione, sono troppo stanca di vedermi commettere sempre lo stesso - identico - errore.
Credo ci voglia una certa ostinazione nel prendere sempre la direzione sbagliata, nell'impostare i rapporti sempre nel modo sbagliato.
Talvolta mi guardo e dico: ma cosa diavolo sto facendo? E' ovvio che non è questo ciò che dovrei fare.
Eppure sono sempre lì, sperando che le cose possano - chissà come - cambiare da sole.
Il dramma qui, stanotte, è che non si tratta di obiettivi da raggiungere, scopi da perseguire: sarebbe troppo facile. Basterebbe incamminarsi in quella che è la direzione corretta, affrontare le difficoltà che certamente si proporrebbero e dopo tutta la fatica sarei ripagata del mio impegno.
E' così in tutte le cose che faccio, dietro a questo si nascondono certezze geometriche.
Come in ogni teorema, ci sono ipotesi a supportare una teoria.
Ma qui la geometria, l'algebra e tutto ciò che attiena alla logica, irrimediabilmente sfugge.
Con i sentimenti (dannazione a chi li ha inventati) è tutto diverso.
Non c'è nulla a cui potersi affidare, nessuna regola, nessuna dritta valida. Ogni cosa è vera, insieme al suo contrario.
So vedere i miei errori, ma non so correggerli. Così costruisco castelli, poggiando mattone su mattone, in attesa di vedere giungere il momento in cui tutto crollerà.
Dannazione.
Quanto veleno ho in corpo stanotte, quanto veleno addosso mi resterà.