
[Equilibrismi necessari: questo è il cammino, questo è il senso.]
Ancora le sette di sera: la luce raccoglie i propri bagliori per lasciare spazio a ciò che é sottile, delicato.
Non posso non pensare ai deliri quotidiani di questi giorni: ma basta affacciarmi da questo balcone, proiettare nei miei occhi immagini di pini marittimi e tetti dorati per respirare aria di calma...
[ovunque io sarò, queste saranno le immagini sacre.]
Sono queste proiezioni a ristabilire una qualunque forma di quiete, seppur consapevolmente precaria, eppure bastevole a stabilizzare il respiro, a restituire un sorriso.
Ho sentito la paura, in questi giorni: prima venirmi avvenente ad assalire, poi colpire senza alcun rimorso, d'un tratto.
Ho scoperto che il dubbio è più forte di qualunque certezza.
Sono stata confusa, arrabbiata per i tiri mancini che la vita talvolta tende.
Ma ricordo, in questo attimo in cui il sole muore, che tutte queste sono storie già sentite, già capite.
E penso allora all'equilibrista del circo, che si misura con se stesso e quindi col mondo, solo per dimostrarsi che ce la può fare, che anche questa volta può sopravvivere su un cammino che si fa stretto e teso come una fune.
Come si possono dimenticare certe lezioni di vita?
Respiro, ora, senza alcuna ansia. Passerà, tutto questo passerà.
...E mi aggrapperò, con ogni forza, a questo brandello di speranza, creata da me solo per me, contenente un solo unico messaggio: il Fato non esiste, ogni cosa è solo ed unicamente nelle nostre mani.
[E' passato anche il fiatone]