Le sette di sera. Le 7.13.
La finestra è aperta, dal giardino della mia casa entrano gli odori della primavera, le urla dei bambini che finalmente non sono più in ostaggio delle mura di città.
Adoro stare in questa casa in primavera: riesco a sentirmi stabile, in equilibrio non solo con me stessa, ma anche con quello che mi circonda (ed è ormai evento raro).
Si avvicina il tempo di celebrare ancora la mia nascita: lo farò qui, nei miei luoghi, tra i miei amici.
Solo fino a pochi giorni fa mi sentivo ancora sperduta, imprigionata nel limbo di un non luogo fatto di ricordi e persone ormai lontane, appartenenti ad una vita parallela.
Sentivo l'eco di quel limbo: così convincenti erano quelle parole...e ancora lo sono adesso, talvolta.
Mi chiamava: per ascoltare, non potevo sentire il resto.
Ma adesso sono di nuovo qui, tra le mie amicizie, tra le mie case.
Qui, dove tutto è calmo.
Qui, dove gli ingranaggi della vita sono sapientemente oliati dalla stabilità del quotidiano, fatta dai sorrisi e le parole di sempre.
Io non tornerò indietro, non scorderò quel che ho imparato. Ma è qui, è adesso, che costruirò ciò che voglio.
Almeno fino a quando non conoscerò la prossima meta a lunga durata, la prossima destinazione di questa Vita accompagnata solo, e sempre, da una valigia che mi attende sulla porta di casa.